venerdì 3 febbraio 2012

Monti:"Bisogna tutelare un po’ meno chi oggi è ipertutelato e tutelare un po’ di più chi oggi è quasi schiavo nel mercato del lavoro"

Monti e la monotonia del posto fisso. Veramente i polemizzanti hanno capito cosa voleva dire il Presidente del consiglio o si sono attaccati soltanto alla frasetta staccandola totalmente dal discorso generale?
I titoli apparsi sui vari quotidiani, come su Repubblica.it, davano più enfasi alla frase "Che monotonia il posto fisso" che al vero messaggio che il Premier voleva trasmettere, ovvero che c'è bisogno di un cambiamento delle condizioni lavorative.

I giovani devono abituarsi all’idea che non avranno un posto fisso per tutta la vita. Del resto, diciamo la verità, che monotonia un posto fisso per tutta la vita. E’ più bello cambiare e accettare nuove sfide purché siano in condizioni accettabili. E questo vuol dire che bisogna tutelare un po’ meno chi oggi è ipertutelato e tutelare un po’ di più chi oggi è quasi schiavo nel mercato del lavoro o proprio non riesce a entrarci.
E' vero. Monti afferma esplicitamente che per lui il posto fisso è monotonia e che è più bello accettare nuove sfide. Non si ferma lì comunque, come molti pensano e molti vogliono far credere. E', anzi, pienamente consapevole che se non ci sono le basi e le condizioni adatte, la precarietà rimane una piaga e il mercato del lavoro non può giovarsi di quella dinamicità positiva. Monti sta chiaramente dicendo che il governo si impegnerà a rendere migliori le condizioni dei giovani, rendendo il mondo del lavoro più sicuro. Sicuro, tuttavia, non vuol dire statico.E' inutile sperarci ancora, il posto fisso è ormai leggenda. L'unico problema è che servirebbe uno stato sociale più rassicurante di quello attuale.
Che problema ci sarebbe se un ragazzo entra nel mondo del lavoro a pochi mesi dalla conclusione gli studi, trova un posto in un'azienda e dopo tot anni, scaduto il contratto, trova un nuovo posto in un'altra azienda? Non ci sarebbe alcun problema, a patto che ci siano offerte di lavoro e a patto che, soprattutto, ci siano le condizioni adeguate ed aiuti statali miranti a tuteare chi è costretto a cambiare lavoro.

venerdì 20 gennaio 2012

MegaUpload ha chiuso

Il sito che da anni ci da modo di eludere i costi eccessivi, dettati da case discografiche e da case di produzione cinematografiche, ha chiuso. L'Fbi, in collaborazione con il Dipartimento della Giustizia americano, ha ottenuto l'arresto del fondatore Kim Schmitz e di altri tre, in Nuova Zelanda. Ognuno rischia 50anni di galera. L'accusa è associazione a delinquere finalizzata all'estorsione, al riciclaggio e alla violazione del diritto d'autore che ha causato più di 500 milioni di dollari di mancati profitti ai legittimi detentori del copyright. 

L'operazione si è svolta 24 ore dopo lo sciopero, sostenuto anche da Wikipedia e Wordpress, contro la legge SOPA (Stop Online Piracy Act) in discussione al Congresso degli Stati Uniti. La legge darebbe al dipartimento di Giustizia Usa la facoltà di determinare quali siti stranieri svolgano attività di pirateria e di chiuderli se usano provider americani. Si tratterebbe, nella legge, di formulazioni troppo generiche che lasciano spazio a rischi di censura e di limitazione arbitraria delle attività online. Le conseguenze sono davvero enormi. Sono in allarme, ad esempio, studenti ed educatori che fanno capo ai programmi di condivisione online delle risorse educative (portali in stile e-learning), così biblioteche e università che utilizzano fonti online e che sono già oggetto di minaccia di denuncia per violazione dei copyright.

giovedì 19 gennaio 2012

Copertina di "Frammenti Africani"
Raramente parlo di libri, ancor più raramente (credo mai) parlo di libri di fotografie. Non me ne intendo. Questa volta però vorrei presentarvi "Frammenti Africani" di Damiano Rossi.

Damiano Rossi è un fotoreporter che lavora in Africa per le più importanti agenzie giornalistiche internazionali.
In questo libro vengono raccolti quattro anni in sessantasei scatti, suddivisi paese per paese: dal Niger al Burundi passando per il South Sudan (che, per chi non lo sapesse, ricordiamo l'avvenuta indipendenza il 9 luglio 2011, Liberia e Uganda.
Damiano Rossi nei suoi scatti coglie dal vivo le esperienze degli abitanti di questi paesi, raccontandone la dignità calpestata dalle multinazionali (ci sono scatti che ritraggono i ribelli del MEND, Movimento di Emancipazione del Delta del Niger), dai loro stessi governi (le vittime dell'LRA, Lord Resistence Army in Uganda) e da loro stessi (gli albini in Burundi vengono letteralmente cacciati, perchè la loro pelle viene rivenduta fino a 300€ per creare pozioni "magiche").

Se le mie parole non bastano, sul sito frammentiafricani.com, trovate gli scatti di Damiano Rossi.

Frammenti Africani è edito da Pulp Edizioni, costo 30€. 



mercoledì 18 gennaio 2012

Sicilia isolata per protesta contro il costo del movimento merci

Pochi ne parlano: la Sicilia è da qualche giorno isolata dal resto d'Italia. Il movimento "Forza d'Urto", fino alla mezzanotte di venerdì 20 gennaio, ha proclamato un blocco dei trasporti in tutta l'isola per protestare contro la crisi che colpisce le fasce più deboli della popolazione. Il movimento è nato dall'unione del Movimento dei Forconi, il cui presidente è Mariano Ferro, con gli Autotrasportatori Aias, a cui fa capo Giuseppe Richichi, per far fronte al costo eccessivo del movimento merci da e per la Sicilia e dei carburanti, che rende ormai non competitivi sui mercati i prodotti agricoli siciliani.

Le merci non vengono fatte passare lungo quasi tutte le strade e gli snodi più importanti. La protesta ha avuto inizio a Palermo e a Catania, punto focale della protesta, il 15 gennaio per poi spostarsi a Messina e Gela. "Non intralceremo la circolazione delle macchine", hanno detto i manifestanti al porto di Palermo, "ma impediremo a tutti i camion di uscire dal porto".
Con un video su youtube, Onofrio Carruba Toscano, un addestratore di cavalli, spiega le modalità della protesta:
“Saranno bloccate autostrade, snodi principali, i porti di Palermo, le raffinerie di Milazzo, Priolo, Gela. Sarà difficile poter mandare i propri figli a scuola, specialmente nei piccoli paesi di provincia, perché saranno bloccati i pullman. Certo sarà consentito il passaggio delle ambulanze, di chi ha necessità, ma per il resto la Sicilia si ferma, non fa entrare nulla. Non faremo entrare per cinque giorni i gratta e vinci che lo Stato, divertendosi sulle spalle della povera gente, utilizza per far cassa. E non entrerà tutto quello su cui lo Stato incassa. [...] Non faremo uscire greggio, non faremo uscire niente, anche a costo di mangiare di meno. Ma la Sicilia rialza la testa e dice: basta. Non è uno sciopero, è proprio un blocco”.
Mariano Ferro, diventato il punto di riferimeto della protesta, viene dal Mpa, il partito del governatore della Sicilia Raffaele Lombardo, contro cui la protesta si rivolge.

Giuseppe Richichi già undici anni fa, nel 2001, oranizzò una protesta analoga.

Per altre informazioni sul movimento esiste il sito web di Forza d'Urto e la pagina facebook.


AGGIORNAMENTO:

"E - il mensile" spiega molto bene cosa sia questo Movimento, con un'intervista a Umberto Santino, fondatore e dirigente del Centro siciliano di documentazione ”Giuseppe Impastato” di Palermo.

mercoledì 5 ottobre 2011

Agenzia Moody’s declassa il rating italiano

Anche l'Agenzia Moody's ha deciso di declassarci. Non è bastato il declassamento di Standard & Poor's del 20 settembre, che ha retrocesso l'Italia dal livello A+ al livello A, anche Moody's ci ha fatto scivolare dal livello Aa2 ad A2 con outlook negativo.
Siamo praticamente a qualche gradino dalla spazzatura, pronti a far compagnia a Portogallo (Ba2), Irlanda (Ba1) e Grecia (Ca). Per ora siamo in compagnia di Malta, appena sotto Estonia e Slovacchia al grado A1.

Qui si può vedere la tabella rating delle varie agenzie.

Si legge dunque che, sia per Standard & Poor's che per Moody's, l'Italia è, a livello di azienda, "Soddisfacente qualità e liquidità dell'attivo, qualità del management nella media, standard creditizi normali e più debole capacità di copertura debito", mentre le obligazioni sono "...di qualità medio-alta. Garanzia di capitale e interessi adeguati ma sussistono fattori che rendono scettici sulle capacità future di rimanere tali".

Perché sono importanti queste tabelle?
Moody's, così come S&P e Fitch esegue ricerche finanziarie ed analisi su attività commerciali e governati statali. Realizza quindi un rating, cioè un indice che misura la capacità degli enti analizzati di restituire i crediti ricevuti in base ad una scala standardizzata. In altre parole il rating misura il rischio che il debitore non paghi interessi e capitali.
L'importanza delle classifiche stilate da queste società è dovuta al fatto che le loro valutazioni si riflettono in modo quasi immediato sul mercato, determinandone orientando e scelte degli investitori.

Le conseguenze per questo declassamento sono facilmente (e molto superficialmente, non sono un economista) capibili in questo modo:
Immaginate di dover salire una scala lunghissima, alla fine della quale si arriverebbe all'idilliaco e pieno funzionamento dell'economia nazionale (rating AAA). L'Italia ultimamente, per la crisi, sta arrancando, cercando con varie manovre di salire più gradini possibili, chiedendo anche aiuto a fondi internazionali che la farebbero, al momento, risalire più velocemente. Finanziamenti che poi ovviamente andrebbero a innalzare il debito pubblico e che quindi, in teoria, andrebbero un giorno restituiti.
Immaginate ora che i punteggi dei rating possano essere intesi come "pianerottoli" tra una rampa di scale e l'atra. L'Italia, all'inizio della crisi, si trovava al pianerottolo A+ secondo S&P, fino ad essere declassata al pianerottolo inferiore, A.
Gli aiuti finanziari internazionali, tuttavia, più ci si trova ad un pianerottolo basso, più difficilmente vengono dati in quanto è più difficile che lo stato in questione possa restituire il credito e, quindi, più difficilmente si riesce a salire la rampa di scale.
Retrocedere di uno o due pianerottoli significherebbe, dunque, avere maggiori difficoltà ad accedere a finanziamenti internazionali e quindi avere maggiori difficoltà di crescita.

martedì 4 ottobre 2011

Wikipedia chiude per protesta

Negli ultimi 10 anni, Wikipedia è entrata a far parte delle abitudini di milioni di utenti della Rete in cerca di un sapere neutrale, gratuito e soprattutto libero. Una nuova e immensa enciclopedia multilingue e gratuita.
Oggi, purtroppo, i pilastri di questo progetto — neutralità, libertà e verificabilità dei suoi contenuti — rischiano di essere fortemente compromessi dal comma 29 del cosiddetto DDL intercettazioni.
[...]
L'obbligo di pubblicare fra i nostri contenuti le smentite previste dal comma 29, senza poter addirittura entrare nel merito delle stesse e a prescindere da qualsiasi verifica, costituisce per Wikipedia una inaccettabile limitazione della propria libertà e indipendenza: tale limitazione snatura i principi alla base dell'Enciclopedia libera e ne paralizza la modalità orizzontale di accesso e contributo, ponendo di fatto fine alla sua esistenza come l'abbiamo conosciuta fino a oggi.
Sia ben chiaro: nessuno di noi vuole mettere in discussione le tutele poste a salvaguardia della reputazione, dell'onore e dell'immagine di ognuno. Si ricorda, tuttavia, che ogni cittadino italiano è già tutelato in tal senso dall'articolo 595 del codice penale, che punisce il reato di diffamazione.
Se siete su questo blog è molto probabile che lo abbiate già letto, spero. Nel caso fatelo. Il DDL Intercettazioni con il suo comma 29 può fare solo danni, a chiunque, destra (quella vera), sinistra (quella vera), centro, sopra o sotto. Nessuno escluso. Questa è una delle molte prove che arriveranno.

Riusciremo ancora a tollerare ciò?

lunedì 3 ottobre 2011

Nonciclopedia sciopera a tempo indeterminato perché Vasco Rossi è un bambinone

Giusto perché Vasco Rossi mi sta simpaticissimo da quando ho iniziato a capire qualcosa di musica, eccovi l'annuncio di Nonciclopedia, che spiega l'accaduto.

Nonciclopedia non ha chiuso, né è stata chiusa o censurata. E' in sciopero per quanto è successo. Effettivamente è impensabile che un rocker Vip a caso possa fare ciò solo perché l'autoironia non è il suo forte.

E va bene così, senza parole...

sabato 1 ottobre 2011

Topolini Cyborg

Dall'ANSA del 28 Settembre:
Creati topolini cyborg dotati di cervelletto artificiale, l'organo dell'equilibrio, collegato col resto del cervello: l'esperimento apre le porte alla sostituzione di parti di cervello danneggiate, ad esempio dopo un ictus o un trauma cranico. L'esperimento, riferisce il New Scientist, è stato condotto da Matti Mintz dell'Università di Tel Aviv. L'obiettivo è far funzionare questo cervelletto artificiale per coordinare equilibrio e movimenti dell'animale, sostituendo l'organo vero.
La novità sta nell'aver riprodotto per la prima volta su un dispositivo elettronico i dati inviati verso e dal cervelletto del ratto. Il dispositivo, a differenza degli altri impianti già conosciuti, non è a “senso unico” ma è in grado di inviare i dati in entrambe le direzioni.
Nello specifico, il cervelletto artificiale del topo, con input di coordinare il movimento del ratto attraverso un riflesso motorio, rielabora l’informazione e invia l’ordine alle giuste aree cerebrali.

giovedì 29 settembre 2011

No bavaglio: Un post a rete unificata

Ottima iniziativa quella proposta dal sito No bavaglio. Un post a rete unificata come segnale di protesta contro il comma 29, il cosiddetto ammazza-blog, scritto da Bruno Saetta che spiega ottimamente cosa non va in questa norma.
"A rete unificata" significa che si invitano i blogger e chi frequenta la rete in generale a condividere, a postare anche su Facebook e Twitter, e diffondere lo stesso testo.

Qui vengono raccolte tutte le adesioni. Basta inserire il titolo e l'url del vostro post ed il gioco è fatto.

ECCO IL TESTO DA DIFFONDERE

Cosa prevede il comma 29 del ddl di riforma delle intercettazioni, sinteticamente definito comma ammazzablog?
Il comma 29 estende l’istituto della rettifica, previsto dalla legge sulla stampa, a tutti i “siti informatici, ivi compresi i giornali quotidiani e periodici diffusi per via telematica”, e quindi potenzialmente a tutta la rete, fermo restando la necessità di chiarire meglio cosa si deve intendere per “sito” in sede di attuazione.

Cosa è la rettifica?
La rettifica è un istituto previsto per i giornali e le televisione, introdotto al fine di difendere i cittadini dallo strapotere di questi media e bilanciare le posizioni in gioco, in quanto nell’ipotesi di pubblicazione di immagini o di notizie in qualche modo ritenute dai cittadini lesive della loro dignità o contrarie a verità, questi potrebbero avere non poche difficoltà nell’ottenere la “correzione” di quelle notizie. La rettifica, quindi, obbliga i responsabili dei giornali a pubblicare gratuitamente le correzioni dei soggetti che si ritengono lesi.

Quali sono i termini per la pubblicazione della rettifica, e quali le conseguenze in caso di non pubblicazione?
La norma prevede che la rettifica vada pubblicata entro due giorni dalla richiesta (non dalla ricezione), e la richiesta può essere inviata con qualsiasi mezzo, anche una semplice mail. La pubblicazione deve avvenire con “le stesse caratteristiche grafiche, la stessa metodologia di accesso al sito e la stessa visibilità della notizia cui si riferiscono”, ma ad essa non possono essere aggiunti commenti. Nel caso di mancata pubblicazione nei termini scatta una sanzione fino a 12.500 euro. Il gestore del sito non può giustificare la mancata pubblicazione sostenendo di essere stato in vacanza o lontano dal blog per più di due giorni, non sono infatti previste esimenti per la mancata pubblicazione, al massimo si potrà impugnare la multa dinanzi ad un giudice dovendo però dimostrare la sussistenza di una situazione sopravvenuta non imputabile al gestore del sito.

Se io scrivo sul mio blog “Tizio è un ladro”, sono soggetto a rettifica anche se ho documentato il fatto, ad esempio con una sentenza di condanna per furto?
La rettifica prevista per i siti informatici è quella della legge sulla stampa, per la quale sono soggetti a rettifica tutte le informazioni, atti, pensieri ed affermazioni ritenute dai soggetti citati nella notizia “lesivi della loro dignità o contrari a verità”. Ciò vuol dire che il giudizio sulla assoggettabilità delle informazioni alla rettifica è esclusivamente demandato alla persona citata nella notizia, è quindi un criterio puramente soggettivo, ed è del tutto indifferente alla veridicità o meno della notizia pubblicata.

Posso chiedere la rettifica per notizie pubblicate da un sito che ritengo palesemente false?
E’ possibile chiedere la rettifica solo per le notizie riguardanti la propria persona, non per fatti riguardanti altri.

Chi è il soggetto obbligato a pubblicare la rettifica?
La rettifica nasce in relazione alla stampa o ai telegiornali, per i quali esiste sempre un direttore responsabile. Per i siti informatici non esiste una figura canonizzata di responsabile, per cui allo stato non è dato sapere chi sarà il soggetto obbligato alla rettifica. Si può ipotizzare che l’obbligo sia a carico del gestore del blog, o più probabilmente che debba stabilirsi caso per caso.

Sono soggetti a rettifica anche i commenti?
Un commento non è tecnicamente un sito informatico, inoltre il commento è opera di un terzo rispetto all’estensore della notizia, per cui sorgerebbe anche il problema della possibilità di comunicare col commentatore. A meno di non voler assoggettare il gestore del sito ad una responsabilità oggettiva relativamente a scritti altrui, probabilmente il commento (e contenuti similari) non dovrebbe essere soggetto a rettifica.

martedì 27 settembre 2011

lunedì 26 settembre 2011

Ancora bavaglio al web

Nuovo tentativo del governo di riproporre il DDL intercettazioni. Una proposta su cui l'esecutivo molto probabilmente porrà la fiducia, rendendo impossibile ogni dibattito ed emendamento.
Viene riproposto l'obbligo di rettifica, entro 48 ore, di ogni contenuto pubblicato da parte di ogni gestore di "sito informatico", sulla base di una semplice richiesta e senza possibilità di replica. Chi non rettifica paga fino a 12mila euro di multa.
Per i siti informatici, ivi compresi i giornali quotidiani e periodici diffusi per via telematica, le dichiarazioni o le rettifiche sono pubblicate, entro quarantotto ore dalla richiesta, con le stesse caratteristiche grafiche, la stessa metodologia di accesso al sito e la stessa visibilità della notizia cui si riferiscono
Art. 1, comma 29
Il problema sta proprio nella definizione di "sito informatico". Questo blog è un sito informatico. La testata on line di Repubblica, ad esempio, è un sito informatico. Secondo questo articolo non ci sarebbero differenze tra l'uno e l'altro, né ci sarebbero differenze tra me e un qualsiasi giornalista professionista.
Come scrive Guido Scorza sul Fatto quotidiano, "il punto non è sottrarre il blogger alla responsabilità per quello che scrive perché è, anzi, sacrosanto che ne risponda ma, più semplicemente riconoscere la differenza abissale che c’è tra un blog e un giornale o una televisione e tra un blogger e un giornalista, una redazione o, piuttosto, un editore."

Cose simili già le avevo scritte qui un paio di anni fa. Segno che in due anni non siamo progrediti affatto.

sabato 12 marzo 2011

Bradley Manning

Se vi state chiedendo chi sia, questo soldato americano, ex analista dei servizi segreti in istanza a Baghdad, è colui che ha denunciato i crimini di guerra americani in Iraq, passando a Julian Assange per il suo sito WikiLeaks il filmato dell'elicottero Usa che sparava su civili e giornalisti, Collateral Murder.
Manning ora è detenuto da sette mesi nella prigione della caserma dei Marines di Quantico, in Virginia, dove è sottoposto ad isolamento 23 ore su 24 in una cella senza finestre, con il divieto di fare esercizio fisico e con l'obbligo di dormire nudo. David House, l'unico che ha il permesso di fargli visita, ha dichiarato che Bradley è ormai in stato catattonico e con forti difficoltà a comunicare.

Giusto per, la Convenzione dell'Onu contro la tortura, all'articolo 1 e all'articolo 16 recita:
Art. 1:
1. For the purposes of this Convention, the term "torture" means any act by which severe pain or suffering, whether physical or mental, is intentionally inflicted on a person for such purposes as obtaining from him or a third person information or a confession, punishing him for an act he or a third person has committed or is suspected of having committed, or intimidating or coercing him or a third person, or for any reason based on discrimination of any kind, when such pain or suffering is inflicted by or at the instigation of or with the consent or acquiescence of a public official or other person acting in an official capacity. It does not include pain or suffering arising only from, inherent in or incidental to lawful sanctions.

2. This article is without prejudice to any international instrument or national legislation which does or may contain provisions of wider application.

Art. 16
1. Each State Party shall undertake to prevent in any territory under its jurisdiction other acts of cruel, inhuman or degrading treatment or punishment which do not amount to torture as defined in article I, when such acts are committed by or at the instigation of or with the consent or acquiescence of a public official or other person acting in an official capacity. In particular, the obligations contained in articles 10, 11, 12 and 13 shall apply with the substitution for references to torture of references to other forms of cruel, inhuman or degrading treatment or punishment.

2. The provisions of this Convention are without prejudice to the provisions of any other international instrument or national law which prohibits cruel, inhuman or degrading treatment or punishment or which relates to extradition or expulsion.
Tra i 22 capi di imputazione c'è l'accusa di avere "aiutato il nemico", crimine per il quale nei democratici Stati Uniti è prevista la pena di morte. Permettendo la pubblicazione on line del materiale consegnato ad Assange, secondo la Procura Militare di Washington, Manning avrebbe reso il materiale accessibile al "nemico" (chi sia questo nemico ancora non è dato sapersi).

I procuratori tuttavia ci tengono a precisare che non chiederanno per Manning la pena di morte, ma "solo" un ergastolo.

Qui troverete la campagna per liberazione del soldato Manning, il cui slogan è Denunciare un crimine di guerra non è un crimine.

lunedì 3 maggio 2010

Transhumanists strike back

I Transumanisti colpiscono ancora. Sul The Guardian è comparso un articolo intitolato Immorality isn't unethical, scritto da Alexander Chisholm. Come il sottotitolo ci spiega, il succo dell'articolo sta nella difesa della prospettiva di vivere per sempre perché non porterà automaticamente ad un mondo distopico.
Il faccione di Fukuyama che compare nell'immagine che accompagna l'articolo ce ne da conferma. Fukuyama è infatti uno dei maggiori critici del pensiero transumanista. Non si da pace, cercando di farci capire che il futuro transumanista è inevitabilmente distopico, in quanto creerebbe una mostruosa stratificazione sociale, in stile Il mondo nuovo di Aldous Huxley.
Le classiche critiche che sorgono immediatamente al sentir parlare di immortalità, per Chisholm sono tuttavia infondate.
Non ci saranno disparità sociali, in quanto la tendenza a dare accesso ai servizi sanitari a chiunque non farà eccezione per la immortalità. Quando le tecnologie che ci renderanno immortali saranno pronte, sarà possibile a tutti averne accesso.
Non ci sarà sovrappopolazione perché, secondo Chisholm, più le aspettative di vita aumentano, più basso è il tasso di natalità. Se potessimo vivere per sempre non faremmo più figli. Logicamente questa argomentazione potrebbe calzare: presupponendo il fatto che, a livello di specie, il nostro procreare è necessario per la sopravvivenza dell'essere umano, in quanto siamo mortali, se questo "piccolo difetto" venisse cancellato non ci sarebbe più motivo per procreare.
Si capisce dunque come la nostra umanità verrebbe compromessa nel profondo. E' proprio questo, tuttavia, ciò che vogliono i Transumanisti, perdere la nostra umanità in favore di una post-umanità.
L'umanità sarà radicalmente trasformata dalla tecnologia del futuro. Prevediamo la possibilità di ri-progettare la condizione umana in modo di evitare l'inevitabilità del processo di invecchiamento, le limitazioni dell'intelletto umano (e artificiale), un profilo psicologico dettato dalle circostanze piuttosto che dalla volontà individuale, la nostra prigionia sul pianeta terra e la sofferenza in generale.

Carta dei Principi del pensiero Transumanista
Tutti i postumani sono immortali
Socrate è mortale
Socrate non è un postumano.

lunedì 26 aprile 2010

I donatori samaritani

Secondo il Comitato Nazionale di Bioetica, la donazione di organi fatta da estranei per motivazioni solidaristiche è legittima.
Su richiesta del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta, il nostro CNB è stato chiamato ad esprimere un parere dopo le disponibilità di tre persone, una in Piemonte e due in Lombardia, a donare un rene a beneficio di estranei.
La legislazione italiana prevede con la legge 458/1967, all'Art.1 comma 3, la donazione da parte di estranei solo nel caso in cui il paziente non abbia consanguinei idonei:
Art. 1.
In deroga al divieto di cui all’art. 5 del Codice civile, è ammesso disporre a titolo gratuito del rene al fine del trapianto tra persone viventi.
La deroga è consentita ai genitori, ai figli, ai fratelli germani o non germani del paziente che siano maggiorenni, purché siano rispettate le modalità previste dalla presente legge.
Solo nel caso che il paziente non abbia i consanguinei di cui al precedente comma o nessuno di essi sia idoneo o disponibile, la deroga può essere consentita anche per altri parenti o per donatori estranei.
Nel 1997 il CNB si espresse, nel parere Il problema bioetico del trapianto di rene da vivente non consanguineo, a favore della donazione di rene tra viventi solo se subordinata ai presupposti della consanguineità o del legame affettivo (emotionally related) tra donatore e ricevente, in modo da giustificare l'effettivo atto altruistico, e solo in seguito ad un colloquio psicologico volto a provare l'effettiva spontaneità della donazione.
Come giustificare a questo punto la donazione da parte di un perfetto estraneo? Il legame affettivo viene a mancare e rimane come unico punto forte la valenza supererogatoria dell'atto altruistico. Per supererogatori si intendono quegli atti che, per dirla in breve, sono così meritevoli da non poter essere esigibili. Donare il proprio rene ad un estraneo è un nobile gesto che non può che essere elogiato. Per essere tale dunque, l'atto non deve essere mosso da altre motivazioni che non abbiano come fine il benessere del ricevente, come ad esempio l'interesse economico.
Sembrerebbe filare tutto liscio come l'olio, ma in Italia la polemica è sempre dietro l'angolo. Cosa può esserci di così moralmente sbagliato nel donare un proprio rene ad estranei da far insorgere una buona parte della stampa nazionale?
Francesco D'Agostino, nel suo articolo Il rischio di corrompere la nobiltà di un dono comparso sull'Avvenire di domenica 25 Aprile, ci dà un ottimo esempio di cosa può pensare chi non si trova d'accordo con il CNB.
Primo problema rilevato da D'Agostino sta nel fatto che la nobiltà della donazione samaritana non può essere controllata, cioè il diritto non ha modo di regolamentare sulle motivazioni che spingono il donatore ad agire.
Il secondo problema mette in gioco il principio di indisponibilità del proprio corpo che verrebbe abbassato a mero materiale biologico, depersonalizzandolo.
[...] è a mio avviso inaccettabile perché favorisce oggettivamente una totale depersonalizzazione del corpo umano, riducendolo a semplice materiale biologico, eticamente irrilevante.
Terzo problema sta nel fatto che solamente i vincoli famigliari, coniugali o affettivi garantiscono l'autenticità morale della donazione senza il rischio di incappare in ragioni poco nobili. Secondo D'Agostino dunque senza un legame affettivo forte è molto probabile che il donatore possa avere interessi tutt'altro che altruistici nella donazione.
Riguardo al primo problema: se è vero che il diritto non può controllare ciò che ci spinge a compiere un'azione, può comunque regolamentare le condizioni in cui quest'azione può svolgersi. Anche se non sarà possibile entrare nella testa del donatore, un ruolo essenziale verrà svolto dalla predisposizione dell'anonimato per il donatore, dalla cessione dell'organo a titolo gratuito effettuata nei centri di trapianto autorizzati secondo le procedure indicate dalla normativa in vigore, dall'accertamento sulle condizioni cliniche del donatore e sulle motivazioni del gesto attuato da terzi che non rientrino nell'organizzazione medica che riceverà il rene.
Il secondo argomento di D'Agostino si può riassumere così: se io dono un mio rene spontaneamente, lo tratto come un semplice pezzo di carne e non come parte della mia persona. Sono brutto, cattivo e incoscente perché non tratto il mio corpo come merita di essere trattato, cioè parte inscindibile dell'identità personale. Posso trovarmi d'accordo nella critica al dualismo corpo-persona. Noi siamo il nostro corpo, non si scappa. Non sono d'accordo però sulla depersonalizzazione del mio corpo se decidessi di donarne una parte ad una terza persona. In primo luogo, la continuità dell'identità personale non si interrompe. Tizio con due reni non è più Tizio se ne ha solo uno? Spero di no, se no nella mia vita sono stato 3 persone diverse: una integra, una senza adenoidi ed una senza appendice. Chissà quante altre sarò in futuro. Mi chiedo anche cosa provi D'Agostino guardando le fotografie di quando era bambino, a questo punto. In secondo luogo, se vogliamo proprio discutere l'argomentazione usata da D'Agostino per ciò che è, in modo un po' meno ironico e superficiale, dovremmo analizzare il rapporto tra un donatore e il proprio corpo. Se io donatore giungo a questa decisione è perché si tratta di un mio rene, una mia parte del corpo, che sento in dovere di donare per salvare la vita a qualcun'altro. Non sarebbe forse possibile che la mia identità personale venga rafforzata da questa decisione? Pensiamo al percorso che una persona deve fare per arrivare alla decisione di privarsi di un rene, sano, ben funzionante, con cui ha passato momenti felici, per donarlo (e non venderlo) ad un perfetto sconosciuto. Non è forse una decisione difficile perché si sente che ci si sta privando di una parte di sé stessi? Che così facendo la nostra vita non potrà più essere la stessa? Nonostante tutto decido di donarlo, raggiungendo la consapevolezza che questo corpo è il mio corpo, parte della mia persona.
Anche il terzo argomento di D'Agostino non mi convince. Scrive:
Solo i vincoli famigliari (assieme ai vincoli coniugali e ai vincoli affettivi oggettivamente comprovabili) garantiscono l'autenticità morale della donazione.
E' molto probabile, in realtà, il contrario, che ci si senta "obbligati" a donare un proprio organo ad un famigliare (o una persona a cui si è emotionally related) proprio per il forte legame che si ha con lui. La decisione potrebbe dunque non essere frutto di un "donare autentico" che si avrebbe invece a beneficio di un perfetto sconosciuto.


giovedì 8 aprile 2010

L'insostenibile leggerezza di Cota e Zaia

Dopo mesi di assenza ritorno pubblicando un articolo di Tania Groppi, costituzionalista, comparso sull'Unità il 3 Aprile, dal titolo "L'insostenibile leggerezza di Cota e Zaia".

L'articolo, che potrete leggere qui, ritrae il buon Cota e il "giovane Zaia" (così appellato da Alfano a Ballarò del 30.03) in una luce ancora più umoristica di quanto già non lo siano.
Riguardo alla loro opposizione tutta regionale nei confronti della Ru486, la Groppi, riferendosi alle sentenze della Corte Costituzionale 282/2002 e 338/2003, scrive chiaro e tondo:
La Corte costituzionale, interpellata a pronunciarsi su leggi regionali che miravano ad impedire l’utilizzo di una terapia “invasiva” come l’elettroshock, è stata chiarissima: stabilire il confine tra terapie ammesse e non ammesse, sulla base delle acquisizioni scientifiche e sperimentali, rientra tra i principi fondamentali di competenza dello Stato, in quanto tocca diritti – quello di essere curato efficacemente e di essere rispettato come persona – la cui tutela deve avvenire in condizioni di eguaglianza su tutto il territorio nazionale, di conseguenza, le regioni non possono intervenire direttamente sul merito delle scelte terapeutiche, in difformità da decisioni assunte a livello nazionale.
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Quel che le Regioni possono fare, in base alla normativa vigente, in quanto responsabili dei servizi sanitari nel proprio territorio, è dettare norme di organizzazione e di procedura, secondo quanto la stessa Corte costituzionale ha precisato. Ovvero, scegliere quali tra i farmaci ammessi possano essere inseriti nel prontuario regionale dei farmaci che si somministrano in ospedale, quando siano possibili più scelte alternative: cosa che evidentemente non può dirsi per la pillola Ru486 che, ad oggi, rimane l’unica opzione possibile per l’aborto farmacologico.
Le questioni dunque sono due: o i neogovernatori nulla sapevano di questa limitazione dei loro poteri, oppure, ben consapevoli ma disposti a mentire ai propri elettori, si mostrano con un pugno di ferro che sotto sotto "non è di vero ferro ma un pezzo di pane ricoperto da un sottile strato di ferro".