martedì 23 giugno 2009

2030: l'uomo arriverà alla semi-immortalità

La prima domanda che mi salta in mente leggendo questo titolo è:"Come?".
Secondo Gabriele Rossi dei iLabs, autore insieme a Antonella Canonico di Semi-Immortalità. Il prolungamento indefinito della vita, i quattro pilastri del percorso verso la semi-immortalità sono la psiconeurofisiologia, ovvero l'esatta comprensione del funzionamento del nostro corpo e dei complessi legami con la nostra mente; l'intelligenza artificiale, cioè la riproduzione completa delle nostre funzioni cognitive ed emozionali; infine la genetica e le nanotecnologie. Il connubbio di tutte queste scienze porterebbe ad un'esatta conoscenza del sistema uomo, in modo tale da essere in grado anche di rigenerarlo, contrastando lo scorrere del tempo. Tutto questo sarà possibile, secondo gli autori, già dal 2030.
Una delle parti più interessanti, e inquietanti, della semi-immortalità è il mind-uploading che, come dice la parola stessa, consiste nella trasposizione esatta e fedele delle strutture cerebrali da una struttura biologica e naturale, in una, ad esempio, al silicio, come la memoria di un computer, e quindi artificiale. Si tratta, in pratica, di "copiare" neurone per neurone un intero encefalo, grazie ad uno scanner totale. Una volta creata e accesa, la nuova mente dovrebbe funzionare esattamente come l'originale mantenendo invariato il "senso del Sé" e l'autocoscienza.
Molti problemi nascono da questa pratica. Il mind-uploading produrrà la stessa personalità o si tratterà di due personalità distinte? E che dire della coscienza? Ci saranno due coscienze o una per entrambe le menti? E poi, dal punto di vista legale, che diritti avrebbero queste nuove menti?
Sono tutte problematiche serie da non prendere sottogamba, se veramente questi studiosi hanno intenzione di portare a compimento il loro progetto.
Problematiche sull'identità suscitate dal mind-uploading non sono tuttavia le uniche. Si saranno mai chiesti questi scienziati il perché l'uomo è mortale? C'è stato un pensatore, molti anni fa, con baffetti che tanto andavano di moda all'epoca, che tra un sentiero di montagna e l'altro ha pensato bene di definire la morte come la nostra possibilità ultima, certa, che ci renderebbe capaci di vivere la nostra vita in modo autentico, in vista di essa. Essendo mortale e consapevole di ciò, l'uomo è in grado di vivere il proprio tempo e di avere quella cura di sé che lo porterebbe ad una vita in piena relazione con la propria umanità. Questo ovviamente in soldoni e forse poco chiaro. Costui era Martin Heidegger. Consiglierei a Rossi & C. di leggersi qualche sua opera, potrebbe rivelarsi illuminante. Penso sia palese a tutti come cambierebbe la nostra visione della vita se sapessimo di essere immortali o di poter vivere per 1000 anni.
Oppure si saranno mai chiesti come mai ci riproduciamo? E' semplice. Ci riproduciamo proprio perchè non siamo immortali. Nel caso in cui il nostro corpo diventerebbe immortale, la riproduzione non avrebbe più senso. E come riproduzione, attenzione, intento ogni tipo di riproduzione. Che non venga in mente loro di trovare la scappatoia nella riproduzione artificiale o nella clonazione.