lunedì 22 giugno 2009

La voglia di Libertà in Iran

La situazione in Iran sta rischiando di passare inosservata: qualcosa di apparentemente più importante sembra avere la priorità. Vorrei dunque spendere qualche parola su ciò che sta accadendo in Iran, in onore di quelle persone che non ne possono più di una libertà calpestata, in onore delle vittime della repressione da parte del Governo.

Inizierei con una lettera aperta di una ragazza iraniana al suo popolo ed a tutto l'Occidente.
Tutto e' nero. Tutto ha perso il significato. Anche la lotta virtuale su internet. Su Facebook vedi tutti gli utenti con la stessa foto con i nomi cambiati. Non riconosci più gli amici.

Ti dicono di fare la stessa cosa. Ti dicono che gli studenti che in Italia hanno partecipato alle manifestazioni al rientro in Iran sono stati arrestati o si sono visti ritirare il passaporto. "Non tornare in Iran", ti dicono e tu senti un vuoto nel cuore. Fino a poche settimane fa ti sentivi soffocata perché avevi paura di dire quello che pensavi. Oggi tremi nella prigione dell'angoscia di non poter più tornare nel tuo Iran. Pensi agli occhi della ragazza pochi secondi prima della sua morte, li ha visti tutto il mondo. Sta morendo e le dicono "non aver paura" e muore. Non so se ha avuto paura. Non avevo visto morire nessuno. In lei ho visto morire il mio Paese. Nei suoi occhi che si perdevano nel nulla ho visto morire l'umanità. Ebbene ti dici che non hai niente da perdere. Tanto ormai abbiamo perso tutti. Siamo dei grandi perdenti.

Abbiamo perso il nostro Iran. Ha perso la democrazia, cosi' come hanno perso i nuovi amici occidentali dell'Hitler iraniano. Anzi. Qua dobbiamo parlare di tanti Hitler. Stringetevi la mano e fate un brindisi con l'Occidente adesso che l'Iran non esiste piu'. Il nostro grido soffocato verrà forse ricordato dalla storia.
Il nemico e' nostrano. Segue le orme d'Israele. Le folle disperate degli iraniani intorno ai cadaveri morti mi ricordano i palestinesi. Quasi la stessa disperazione, ma la stessa identica angoscia, perché l'Iran é ormai occupato.
Noi abbiamo votato, loro ci hanno ucciso e l'Occidente ha taciuto. Voi fate brindisi alla vostra vittoria. Noi piangeremo la nostra rovina.

Solo fino a pochi giorni fa, verde era il colore della speranza. Oggi è il colore del sangue, del lutto, della perdizione, degli occhi che si spengono per un Paese.
"Non avere paura", mi dico. Eppure piango e tremo. Ho sempre pensato a quelli che per aver detto la verità dovevano vivere lontano dal Paese. Oggi vedo me e i miei amici tremare afflitti dalla paura. E' immisurabile la profondita' di questo dolore.
Ci hanno dimenticato tutti. Perfino il buon Dio sembra non voler sentire le nostre grida. E io non so più cosa rispondere agli amici atei. Hanno un sorriso amaro. Come se mi volessero dire "avevamo ragione noi".
Urla un'intera nazione. E il mondo sta a guardare tutto in silenzio. Aiutateci a rompere il silenzio. Aiutateci a tenere vivo il verde. Aiutateci a salvare quel poco che è rimasto dell'Iran. Aiutateci a credere che l'umanita' esiste ancora. Non vi chiediamo molto: basta portate qualcosa di verde, fosse anche una semplice foglia attaccata sulla camicia.
E tu, buon Dio Onnipotente, se esisti davvero muovi almeno un dito.

Nardana Talachian, per tutti i ragazzi in piazza a Teheran

Dal 12 Giugno, giorno delle elezioni in Iran, a causa della nuova vittoria di Mahmoud Ahmadinejad, sostenitori dell'avversario politico Mirhossein Mousavi sono scesi in piazza, accusando che le elezioni sono state truccate con brogli. Il Consiglio dei Guardiani ha fatto sapere di non aver riscontrato «irregolarità di rilievo» nelle elezioni. Il portavoce ha però ammesso che in 50 distretti (su un totale di 366 nel Paese) hanno votato più persone rispetto a quelle iscritte nelle liste elettorali e che risultano 3 milioni di voti in più. Un numero irrilevante ai fini dell'esito, ma sembre di brogli si tratta. Le proteste interessano soprattutto studenti (e studentesse) universitari, stanchi del governo di Ahmadinejad che hanno visto in Mousavi un'ancora di salvezza, incarnandolo in nell'ideale di libertà. Nella giornata di ieri, 20 Giugno, a Teheran, ci sono stati 10 morti (19 secondo altre fonti) e 100 feriti in nome di questa Libertà.
Poco importa se i brogli sono stati irrilevanti, ci sono stati e che sia per un voto o per 20 milioni ciò che conta è che ci sono stati. Poco importa anche se 11 milioni di voti di differenza tra Ahmadinejad e Mousavi legittimerebbero il primo. La popolarità di Mahmud Ahmadinejad nel paese è reale, e manifestata durante la campagna elettorale di queste settimane, ma anche la voglia di cambiamento e la frustrazione dei giovani iraniani delle università rispetto al proprio governo è tangibile allo stesso modo. Non a caso è portata avanti da studenti universitari che, avendo modo di avere una visione culturale più ampia, di confrontarsi con i Paesi Occidentali, notano questa enorme differenza tra loro e noi, ma non solo, anche tra loro ed i loro connazionali.
Gli universitari iraniani rappresentano quella parte dell'Iran che vuole cambiare, una generazione cresciuta sotto la repubblica islamica che vuole essere libera di esprimersi e di vivere fuori dal controllo quotidiano del Governo. Non si tratta dunque di una manifestazione trascinata da una ideologia politica, ma si tratta di una vera e propria rivoluzione in nome di ideali universali. Finchè questa ribellione rimarrà un problema dell'Iran e l'Occidente non interverrà, il sentimento di cambiamento che si sta facendo sentire in questi giorni svanirà sotto le repressioni che si faranno sempre più violente. Questi studenti stanno dando espressione di uno spirito rimasto sopito a lungo e darà sicuramente dei frutti, qualcosa cambierà a livello culturale, ma nulla sarà servito se questi studenti verranno lasciati soli. Stanno chiedendo aiuto ai paesi occidentali perchè sanno che da soli non possono farcela.
Chi pensa che sia solo un problema dell'Iran e che quei ragazzi devono cavarsela da soli perchè la democrazia deve essere qualcosa che nasce dall'interno di un paese, a mio avviso sbagliano. Prima di tutto proprio perchè si tratta di paesi che mai hanno conosciuto la democrazia che un intervento esterno è doveroso. Secondo perchè la voglia di democrazia si è già fatta sentire, è già nata dall'interno, ma non avrà modo di esprimersi del tutto in quanto è ancora imbrigliata dal Governo stesso che cerca di ricacciarla indietro. Da sola non riuscirà a sfondare.
Chiediamoci: come può un popolo che desidera che i suoi diritti vengano rispettati ottenere ciò che vuole in un paese totalitario come l'Iran? La risposta più ovvia sarebbe la ribellione in quanto sarebbe democraticamente impossibile risolvere qualcosa. Però domandiamoci ora come può non un popolo, ma una minoranza di esso ottenere lo stesso risultato? La ribellione risulterebbe essere solamente uno sfogo temporaneo, un'esplosione destinata ad estinguersi se non riceve aiuto dall'esterno.