giovedì 9 luglio 2009

Tanto per capire cosa "non è vero" sui "no global"

Leggiamo l'articolo di Michele Brambilla de Il Giornale, Psicopatologia del no global per mestiere. Ciò che c'è scritto è tutto il contrario di ciò che veramente i "no global" sono e ciò che c'è di sbagliato o giusto in ciò che fanno.

1) Il contestatore non pensa prima di parlare: va in automatico.
Non è vero. Dietro ogni slogan c'è un pensiero che va al di là della semplice scritta sullo striscione. Uno slogan è appunto uno slogan, dà impatto, serve a smuovere qualche coscienza. Che poi alcuni slogan siano più efficaci di altri, siano ripetitivi o che altro, è un'altra questione.
2) L'essere sempre «contro» senza mai proporre soluzioni ai problemi che denunciano.
Si chiamano "contestatori" appunto perchè contestano, manifestano, fanno sentire la loro voce. Se si chiamassero "propositori" o che altro, allora ci starebbe lamentarsi che non propongano nulla. Non sono politici, sono cittadini. E' il Governo che, vedendo le manifestazioni contro una sua proposta, dovrebbe ritornare sui propri passi e proporsi qualche alternativa.
3) La voglia di menare le mani.
Questa è vera per metà. L'articolo generalizza, ovviamente, con il tentativo di screditare ogni manifestante. I manifestanti non sono tutti violenti, anzi, i violenti che purtroppo fanno notizia sono solo una piccola parte. Ciò che combinano oscura ciò che c'è di buono nell'altra parte della manifestazione, quella dei canti, degli striscioni e di gente senza caschi, mazze, bastoni, pietre e quant'altro. Dall'altra parte, i "contestatori violenti", a mio avviso sbagliando totalmente approccio, hanno comunque un perchè nelle loro azioni. Polizia che prende a bastonate i manifestanti fa notizia e dovrebbe far vedere come l'operato del Governo sia inefficace, oltre che violento e brutale. Tuttavia nell'opinione pubblica, purtroppo, si ha l'effetto opposto e visto che è nell'opinione pubblica che bisognerebbe far presa e non nei 3 o quattro che già appoggiano questo tipo di contestazioni, l'errore sta tutto qui. Se le manifestazioni si svolgessero ovunque senza caschi, volti coperti, spranghe e bastoni portati per l'occasione, senza provocare o reagire alle provocazioni della controparte (perchè è questo che vogliono), prima di tutto i poliziotti ci penserebbero molto prima di caricare, secondo, nel caso lo facessero, sarebbe palese a chiunque quale sia la parte violenta.
Ovviamente ci sono le teste calde, o pirla che dir si voglia, a cui piace andare nelle manifestazioni per sfogare le proprie frustrazioni personali e rabbia repressa contro negozi, proprietà private e pubbliche, persone ecc.. Ma questi sono casi a parte che dovrebbero venire allontanati dal movimento stesso. Ovviamente ci sono anche gli infiltrati che provocano e reagiscono alle provocazioni e questo è bene che si sappia. L'errore qui sarebbe nel dar loro corda e seguirli.
4) La singolare scopiazzatura dall’odiato mondo borghese di ruoli, cariche e gradi da appuntarsi sulla giubba.
Questa il buon Brambilla dovrebbe spiegarmela perchè non l'ho capita. Il fatto che ci sia un portavoce, cosa per lui alquanto strana, penso sia cosa normalissima in un movimento. Ogni gruppo deve avere un punto di riferimento comune per sentirsi gruppo, se no è solo accozzaglia di individui.
5) Infine il vittimismo.
Anche qui ulteriore generalizzazione. Ci si può rifare a quanto spiegato nel punto 3. Ci si deve chiedere poi: questo vittimismo è reale, è una maschera? Ha uno scopo che non sia il vittimismo fine a sé stesso? Troppo semplice liquidare il tutto come "cattivi mi hanno fatto la bua". Come scritto sopra si punta a mostrare l'incapacità del Governo e delle Forze di Polizia oltre che alla violenza delle stesse.

L'articolo di Brambilla fa di tutt'erba un fascio (capìta?). Per lui manifestare e contestare sono un sintomo psicopatologico da psichiatria? Evidentemente o ha la mente confusa o fa finta di non sapere che ci sono contestatori e contestatori, senza contare che ci sono sia da una parte politica che dall'altra e senza contare il fatto che una democrazia che si rispetti DEVE avere dei contestatori del Governo, cattivo per definizione (e qui ci sta), che vengono dal basso e non dalla classe politica.