lunedì 27 luglio 2009

Università virtuose e Università viziose

Maria Stella Gelmini è un caso disperato, può tranquillamente essere mostrata come emblema dell'umorismo pirandelliano. Ne combina di tutte, ci fa sorridere, ma se ci fermiamo a pensare a cosa ha veramente combiato, non ci resta che piangere.
Per la prima volta in Italia viene applicato un criterio di qualità per la distribuzione dei fondi agli Atenei. Bene! Brava! Si potrebbe dire... Ma se guardiamo i criteri sui quali questa "qualità" si basa, altro che urla di giubilo.
Vediamoli un po' questi criteri:
. Intercettare, attraverso propri progetti, i finanziamenti europei.
. Risultati importanti su didattica, ricerca,
. Capacità di autofinanziarsi,
. Buone valutazioni degli studenti,
. Processi formativi positivi (numero di docenti adeguato in rapporto al numero degli studenti),
. Presenza di molti progetti assegnati dal Programma Nazionale di Ricerca.
Criterio meritocratico quindi, che fa si che le migliori Università miglioreranno sempre più e le peggiori saranno via via sempre più peggiori. Senza possibilità di miglioramento in quanto senza fondi col cacchio che si avranno "risultati importanti nella didattica e nella ricerca". Un togliere ai poveri per dare ai ricchi, se mi permettete di chiamare "ricche" alcune Università italiane. Se poi ci si basa sulle buone valutazioni degli studenti, cascano le braccia. Chiunque di voi sia stato all'Università, sa che ogni semestre arriva in aula un modulo da compilare, una valutazione che riguarda principalmente il docente, ma ance l'aula in cui si svolge la lezione, il corso ecc..
Alzi la mano chi di voi compila (o ha compilato) questo modulo seriamente e non lo vede solamente come un motivo di relax.

Andate qui per una lista stilata dal Corriere sugli Atenei promossi e bocciati.

Il criterio meritocratico potrebbe riassumersi in: se sei bravo vieni premiato, se non lo sei, ti attacchi. Un buon criterio, se solo avesse una base da cui partire che desse agli Atenei le stesse opportunità di riuscita. E' ovvio poi che chi sperpera i fondi che ha ricevuto non può lamentarsi di non riceverne altri. Tutto sta comunque nel dare anche ai cosiddetti "atenei non virtuosi" le stesse possibilità di riuscita.