lunedì 17 giugno 2013

Il DNA non è brevettabile

DNA non brevettabileA volte serve una sentenza giudiziaria per stabilire ciò che risulterebbe già chiaro con un poco di buon senso. La Corte Suprema Usa, con una sentenza presa all'unanimità, ha stabilito che il DNA umano non può essere brevettato, mentre può esserlo il materiale sintetico. La causa coinvolge un gruppo di pazienti e medici che nel 2009 ha denunciato il comportamento della Myriad Genetics, azienda di biotecnologie di Salt Lake City, che possiede i brevetti di due geni. Questi geni sono il BRCA1 e BRCA2 e indicano le possibilità di una donna di contrarre un cancro al seno o alle ovaie. Secondo il gruppo di medici, a causa del brevetto dei geni in questione, la Myriad deteneva l'esclusiva commerciale, negli Stati Uniti, su tutti i test genetici volti a scoprire la predisposizione di una donna ai due tipi di tumori.

Negli Stati Uniti quasi il 20% dei geni umani conosciuti sono sotto brevetto; alcuni correlati all'Alzheimer, altri a forme tumorali. Sono brevetti detenuti da aziende private, da università e istituti di ricerca.

Una brevettazione del DNA umano, che altro non sarebbe che una privatizzazione di ciò che ci rende esseri umani, avrebbe ripercussioni enormi, non solo in campo medico. Cosa accadrebbe se una ditta privata ottenesse il brevetto? Il DNA, ciò che più di ogni altra cosa appartiene al genere umano, risulterebbe suo, senza averlo creato da zero, ma solo "scoperto". Ciò porterebbe a una sorta di "diritto d'autore" del DNA. Immaginate gli scenari che ne deriverebbero.

[apre una busta intestata Celera Genomics] "Quest'anno il canone sull'esistenza è aumentato: 200€, ladri."

La questione sulla brevettazione, infatti, era già sorta nel 2000, quando Craig Venter, nel corso del suo Progetto Genoma, dichiarò di aver sequenziato il genoma umano. A tale prospettiva erano contrari il socio-rivale di Venter, James Watson, e Renato Dulbecco, secondo cui:

“Per me un brevetto è un prodotto ottenuto con mezzi non banali, e che abbia dimostrata utilità. Brevettare un gene da cui si è ottenuto un prodotto utile, va bene. Ma non so perché si debba concedere il brevetto a un gene soltanto perché lo si è identificato, senza sapere né dove agisce, né cosa fa”. (intervista a Repubblica, 2002).