venerdì 19 giugno 2009

FNOMCeO: nutrizione artificiale è un trattamento medico.

Il 13 Giugno si è concluso a Terni il Consiglio Nazionale, durante il quale i presidenti degli Ordini provinciali della Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri (FNOMCeO) hanno approvato un documento sulle dichiarazioni anticipate di trattamento e sui relativi progetti di legge, tentando di seguire una via del "giusto mezzo" tra le varie posizioni. Viene riaffermato il consenso informato come punto fondamentale dell'alleanza medico/paziente, in quanto collega autonomia decisionale del paziente con l'autonomia del medico: equilibrio tra la libertà di scelta del paziente e la libertà di scelta del medico in ragione della sua scienza e conoscenza.
Ciò porta il documento a sostenere il diritto del medico all'obiezione di coscienza, grazie al quale può sottrarsi a "quella relazione di cura di cui non condivide le prospettive tecnico-professionali in ragione di scienza e/o quelle etiche". Il diritto all'obiezione di scienza e di coscienza verso trattamenti sanitari viene spostato tuttavia, a mio avviso erroneamente, anche nei confronti delle dichiarazioni anticipate di trattamento.
Va previsto per il medico e per tutto il personale sanitario il diritto all’obiezione di scienza e coscienza rispetto ai contenuti delle dichiarazioni anticipate ciò in forza di quanto già previsto in altri contesti dall’ordinamento giuridico e dallo stesso Codice di Deontologia Medica. Ovviamente per il medico obiettore rimangono gli obblighi deontologici di continuare la sua assistenza fino a quando un altro collega, in un’ altra relazione di cura, assumerà quelle volontà.
E' giusto che un medico possa obiettare verso un trattamento attivo, ovvero un paziente non può obbligare un medico a somministrargli determinati farmaci, ad esempio. Questo diritto di obiezione da parte del medico, tuttavia, non può essere inteso come un rifiuto a non intrapprendere un trattamento: se io medico posso rifiutarmi di dare un farmaco richiesto da un paziente in quanto lo trovo inutile o quant'altro, non posso rifiutarmi di non dare al paziente un farmaco che egli ha chiesto di non avere. Se un medico può essere obbligato in virtù della sua scienza e coscienza, perchè un paziente non può fare altrettanto?
Di questo documento, tuttavia, è degno di nota il passo riguardante la nutrizione e l'idratazione artificiali.
In accordo con una vasta ed autorevole letteratura scientifica, la nutrizione artificiale è trattamento assicurato da competenze mediche e sanitarie, in grado di modificare la storia naturale della malattia, calibrato su specifici problemi clinici mediante la prescrizione di nutrienti, farmacologicamente preparati e somministrati attraverso procedure artificiali, sottoposti a rigoroso controllo sanitario ed infine richiedente il consenso informato del paziente in ragione dei rischi connessi alla sua predisposizione e mantenimento nel tempo. La sua capacità di sostenere funzioni vitali, temporaneamente o definitivamente compromesse, ne motiva l’impiego, in ogni progetto di cura appropriato, efficace e proporzionato, compresi quelli esclusivamente finalizzati ad alleviare le sofferenze. In queste circostanze, le finalità tecniche ed etiche che ne legittimano l’utilizzo definiscono anche i suoi limiti, quelli sui quali può intervenire la scelta informata e consapevole, attuale o dichiarata anticipatamente del paziente e la libertà di scienza e coscienza del medico.
Ci sta. Tiè! Alla faccia di chi sosteneva il contrario. Ovviamente molti non hanno digerito. Una tra i tanti Assuntina Morresi, che nel suo editoriale sull'Avvenire, L'ombra della politica più che i dati della scienza, scrive:
nel testo si legge che la nutrizione artificiale è un trattamento medico «in grado di modificare la storia naturale della malattia». Ma la nutrizione, di per sé, non può modificare l’evolversi di una malattia: i gravi danni neurologici per cui spesso si rende necessaria l’alimentazione assistita non si modificano – purtroppo – con apposite diete. Non è stato il sondino naso gastrico a permettere ad Eluana, nei suoi diciassette anni di stato vegetativo, di mantenere il ritmo sonno/veglia, respirare autonomamente, e via dicendo: la storia naturale della sua malattia è stata modificata dall’intervento di rianimazione effettuato dopo l’incidente, e non dalla nutrizione artificiale. È proprio questo il motivo per cui la nutrizione non è una terapia: non cura niente, offre solo sostentamento. Al contrario, sospendere la nutrizione artificiale modifica sicuramente la storia naturale di ogni malato: senza mangiare muoiono tutti, indipendentemente dall’esistenza o meno di una patologia.
Vediamo come si sviluppa l'argomentazione della Morresi:
. secondo il documento FNOMCeO nutrizione e idratazione sono trattamenti medici che possono modificare la storia naturale della malattia
. ciò non è vero, in quanto danni neurologici non vengono modificati
. dunque idratazione e alimentazione non curano
. dunque non sono terapie
Tuttavia, come scrive lei stessa, sospendere la nutrizione artificiale modificherebbe la storia del paziente, lasciandolo morire.
Questa argomentazione potrebbe essere accettabile, se non fosse che è errata in un punto fondamentale: secondo la Morresi nutrizione e idratazione non sono terapie perchè non curano, e non curano perchè non modificano la storia della malattia. Ciò non è vero. Esistono terapie riconosciute come tali che non curano, ma soltanto danno sostentamento, rendendo sopportabili i sintomi della malattia e che, senza di esse, il paziente morirebbe (come affermato dalla Morresi per nutrizione e idratazione). Il documento del FNOMCeO parla inoltre di trattamenti sanitari (come del resto l'Art.32 della Costituzione) e non di terapie. La ventilazione in sé è un trattamento sanitario che non cura, che non è terapia, ma che senza di essa l'individuo morirebbe.

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