martedì 7 luglio 2009

Manifestazione contro la Legge Sicurezza

Sabato 4 Luglio, all'insaputa di chiunque non abbia assistito direttamente, o almeno a mia insaputa visto che non ho trovato nulla sui giornali principali, a Verona 200 lavoratori immigrati hanno manifestato contro la Legge Sicurezza approvata da poco in Senato. Reclamano diritti concreti quali cittadinanza e voto, oltre alla sicurezza del lavoro, della scolarizzazione per i propri figli 'non in classi separate dagli italiani' ed il diritto d'accesso incondizionato al sistema sanitario. Come dargli torto d'altronde?
Portavoce principale della manifestazione è Felicity, 24 anni ma in Italia da 20. Lavora come impiegata commerciale presso un'azienda della Valpolicella, ma non è cittadina Italiana. Se dovesse perdere il lavoro per qualsiasi motivo, avrebbe 6 mesi di tempo prima di ricevere l'ordine di espulsione e tornare in Ghana, suo paese d'origine. Ma dopo 20anni in Italia può ritenersi Ghanese? Stando alle sue parole no.

Qui di seguito l'intervista tratta da PeaceReporter:

Sfogliando i quotidiani locali e le pagine web, non si è quasi trovata traccia di quello che è successo oggi per le vie del centro. Quali le richieste e i messaggi inviati dal corteo?
Chiedevo un esame di coscienza alla gente che vota. Molti non danno importanza a questi avvenimenti, pensano che siamo piccoli gruppi, però è importante che la gente di passaggio ci abbia sentito, a noi interessava arrivare a loro, oltre che alle persone importanti: inutile parlare con i politici di destra o di sinistra che siano. Domandavo se sia giusto che gli immigrati che sono qui in Italia che lavorano pagando i contributi, le pensioni, le strade per questo paese, siano uguali quando si tratta di pagare ma non abbiamo gli stessi diritti degli altri cittadini. Io non lavoro per il Ghana, ma per far crescere questo paese. Parlavo in particolar modo per quelli come me che sono qui da anni e continuamente devono rinnovare il permesso di soggiorno, che ha una breve durata, che costerà ora fino a 200 euro più marche da bollo ecc. e arriva spesso quasi in scadenza. E allora devi ricominciare da capo. Spendiamo moltissimo tempo e denaro per un diritto che dovremmo avere. Quelli che erano in piazza oggi sono lavoratori, non delinquenti. Abbiamo il diritto di lavorare in pace perché siamo qui per costruirci un futuro migliore.

In questi tempi di crisi i primi a rimetterci sono spesso i giovani e i migranti, gli ultimi arrivati, come se la crisi fosse colpa loro.
Infatti, anche sentendo i telegiornali, sembra che la crisi sia scoppiata per colpa degli stranieri e poi ti senti dire 'torna al tuo paese così noi qui stiamo meglio', invece la crisi è globale, nei 'nostri paesi' più che qui, ma non siamo certo noi che l'abbiamo procurata. Siamo lavoratori uguali a tutti gli altri e la crisi colpisce tutti, anche noi facciamo fatica ad arrivare a fine mese. Non vogliamo essere discriminati perchè immigrati. Contribuiamo anche più degli altri con tutte le tasse per il soggiorno. Dimostriamo il valore della costituzione, che tra l'altro è basata sulla famiglia: noi, ad esempio, non possiamo neanche portare dai nostri paesi i nostri cari.

Come hai vissuto la tua esperienza di migrante in Italia?
Ho lottato coi denti da quando sono qui. Nei miei primi anni di scuola ho avuto una pessima esperienza, negli anni novanta non si vedevano molte persone di colore. Ricordo che alle superiori entrando a scuola mi sentivo urlare 'uh uh uh', come se fossi una scimmia. Ora vedo l'evoluzione della società, le cose sono cambiate, ma c'è ancora del razzismo. In azienda quando parlo al telefono con la gente è tutto ok, poi molti arrivano in ufficio e chiedono 'ma al telefono eri tu, posso parlare con il tuo superiore?' quando sarei io a dover verificare se sia il caso di passare il cliente al superiore. Come per dire, tu non sei degna di essere qua.

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