sabato 17 ottobre 2009

Paola Binetti, la prego, legga ciò che vota.

Adkronos. Dichiarazione della Binetti dopo il suo voto contrario alla "legge Concia":
«Per come era formulata la legge, le mie opinioni sull’omosessualità potevano essere individuate come un reato... le mie e quelle di tante altre persone. [...]Il testo era ambiguo, io ho votato per rinviarlo in Commissione e migliorarlo ma la richiesta di rinvio è stata bocciata. C’era un’ambiguità che giustificava le mie riserve.[...]
Sono contraria a ogni forma di violenza, in questo caso alla violenza contro gli omosessuali. Ma la formulazione della legge lasciava aperta la strada a successive interpretazioni che potevano configurare il reato di omofobia solo per aver espresso delle opinioni, o per una madre che prova a convincere il figlio che gli ha appena detto di essere gay».
La Binetti sembrerebbe smarcarsi alla grande, doppio passo e via. Ma in realtà il DDL Introduzione nel Codice Penale della circostanza aggravante inerente all'orientamento o alla discriminazione sessuale prevedeva:
All’articolo 61, comma 1, del Codice Penale, dopo il numero 11-ter), è aggiunto il seguente:
«11-quater) l’avere, nei delitti non colposi contro la vita e l’incolumità individuale, contro la personalità individuale, contro la libertà personale e contro la libertà morale, commesso il fatto per finalità inerenti all’orientamento o alla discriminazione sessuale della persona offesa dal reato».
Si parla di aggravanti e non sarebbe stata introdotta una nuova figura di reato come pensa la Binetti.
Mi chiedo dunque se la Binetti abbia letto il testo prima di votarlo o soltanto, sentendo il termine discriminazione sessuale, si è sentita presa in causa.

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