venerdì 28 dicembre 2012

Chiesa e Stato Italiano: dai Patti Lateranensi all'Imu

La Chiesa deve pagare l'Imu? Non deve pagarlo? Perché non lo paga? Per rispondere a queste domande c'è da torare indietro di circa 84 anni ai famosi Patti Lateranensi che sancivano i rapporti tra Stato (Mussolini) e Chiesa.
I Patti comprendevano tre documenti distinti, il Trattato, il Concordato e la Convenzione Finanziaria. Il Concordato definiva le relazioni civili e religiose in Italia tra la Chiesa ed il Governo, mentre il Trattato, composto da 27 articoli, riconosceva l'indipendenza e la sovranità della Santa Sede nello Stato della Città del Vaticano.
Art. 3
L’Italia riconosce alla Santa Sede la piena proprietà e la esclusiva e assoluta potestà e giurisdizione sovrana sul Vaticano [...] creandosi per tal modo la Città del Vaticano […].
Art. 16
Gli immobili indicati nei tre articoli precedenti, nonché quelli adibiti a sedi dei seguenti istituti pontifici: Università Gregoriana, Istituto Biblico, Orientale, Archeologico, Seminario Russo, Collegio Lombardo, i due palazzi di Sant’Apollinare e la Casa degli esercizi per il Clero di San Giovanni e Paolo (Alleg. III, 1, 1 bis, 2, 6, 7, 8), non saranno mai assoggettati a vincoli o ad espropriazioni per causa di pubblica utilità, se non previo accordo con la Santa Sede, e saranno esenti da tributi sia ordinari che straordinari tanto verso lo Stato quanto verso qualsiasi altro ente.
È in facoltà della Santa Sede di dare a tutti i suddetti immobili, indicati nel presente articolo e nei tre articoli precedenti, l’assetto che creda, senza bisogno di autorizzazioni o consensi da parte di autorità governative, provinciali o comunali italiane, le quali possono all’uopo fare sicuro assegnamento sulle nobili tradizioni artistiche che vanta la Chiesa Cattolica.
Art. 17
Le retribuzioni, di qualsiasi natura, dovute dalla Santa Sede, dagli altri enti centrali della Chiesa Cattolica e dagli enti gestiti direttamente dalla Santa Sede anche fuori di Roma, a dignitari, impiegati e salariati, anche non stabili, saranno nel territorio italiano esenti, a decorrere dal 1° gennaio 1929, da qualsiasi tributo tanto verso lo Stato quanto verso ogni altro ente.
La Convenzione Finanziaria invece risolve definitivamente in tre articoli i rapporti finanziari tra Stato e Chiesa. L’Italia si obbliga a versare 750 milioni di lire e titoli di Stato per un valore nominale di un miliardo di lire come risarcimento dei danni subiti dalla Chiesa con la “conquista” di Roma nel 1870. Venne anche pagata l’intera cifra arretrata dei soldi della Legge delle guarentigie del 1871 non riscossi dal papa, pari a 3.160.501.113 lire dell’epoca, ovvero una decina di miliardi di euro odierni.

I Patti vengono inseriti anche nella Costituzione nel 1948 e riconosciuti dall'articolo 7. Approvato anche dal PCI,  da una parte definisce lo Stato italiano e la Chiesa, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani, dall'altra invece riconosce e legittima i Patti lateranensi come regolamentazione dei reciproci rapporti, confermando così gli accordi posti dal regime fascista.
Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani.
I loro rapporti sono regolati dai Patti Lateranensi. Le modificazioni dei Patti accettate dalle due parti, non richiedono procedimento di revisione costituzionale.
L'articolo 8 introduce la libertà di culto, stabilendo che tutte le confessioni religiose sono libere di fronte alla legge. In realtà si trattava di una libertà puramente teorica, in quanto la religione cattolica si configurava effettivamente religione di Stato: materia scolastica obbligatoria nella scuola pubblica e contributi statali, negati alle altre confessioni.
Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge.
Le confessioni religiose diverse dalla cattolica hanno diritto di organizzarsi secondo i propri statuti, in quanto non contrastino con l'ordinamento giuridico italiano.
I loro rapporti con lo Stato sono regolati per legge sulla base di intese con le relative rappresentanze.
Il 18 Febbraio 1984 solo il Concordato viene rivisto sotto il governo di Bettino Craxi. Il nuovo Concordato stabilì che il clero cattolico venisse finanziato attraverso il famoso otto per mille e non più stipendiato dallo Stato e che la nomina dei vescovi non richiedesse più l'approvazione del governo italiano. Fu anche stabilito che l'ora di religione cattolica nelle scuole passasse da obbligatoria a facoltativa.
Il Trattato rimane tuttavia lo stesso del 1929.

Con il Governo Monti, dopo che l'UE aveva riconosciuto che le modifiche introdotte recentemente al regime di applicazione dell'Imu sui beni ecclesiastici hanno reso il sistema impositivo compatibile con le norme europee, la Chiesa sarà esente dall'Imu. Incompatibili, invece, erano le precedenti esenzioni Ici in quanto contrarie alle regole comunitarie sugli aiuti di Stato, purtroppo per noi irrecuperabili.
«Il precedente sistema italiano di esenzioni all'Ici concesse a entità non commerciali per scopi specifici tra il 2006 e il 2011 era incompatibile con le regole Ue sugli aiuti di stato. [...] L'Italia ha ora adottato una nuova tassa che non implica aiuti di stato dal momento che le esenzioni si applicheranno solo agli immobili dove sono condotte attività non economiche»

Parlerò più avanti di quanto lo Stato Italiano incasserebbe se togliesse i vari privilegi alla Chiesa Cattolica (cifre sui 3 mila miliardi di euro l'anno).

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