venerdì 14 dicembre 2012

Il Papa, Rebecca Kadaga e l'omosessualità

Tra ieri e oggi, Benedetto XVI ha regalato al mondo un paio di messaggi pieni d'amore e umanità, prima benedendo Rebecca Kadaga, poi etichettando le nozze gay come, addirittura, "una ferita alla pace".

Rebecca Kadaga è un'avvocato e politico ugandese, attuale portavoce del Parlamento Ugandese, divenuta famosa ultimamente per la sua viscerale intolleranza verso gli omosessuali, tanto da aver riferito lo scorso 12 Novembre, senza alcuna remora di coscienza, che l'Anti-Homosexuality Bill sarà legge entro fine anno come regalo di Natale alla popolazione ugandese.
Il disegno di legge, presentato dal deputato David Bahati, propone pene detentive più lunghe per gli atti omosessuali rispetto a quelle ora in vigore, tra cui l’ergastolo. Nella bozza originale tuttavia è prevista anche la pena di morte nei casi di "omosessualità aggravata" (espressione che già da sola la dice lunga sul modo di ragionare di queste persone), ovvero, ad esempio, se a commettere il reato è un malato di Hiv.

Ieri il Papa ha ricevuo Rebecca Kadaga e l'ha benedetta. Oggi il Papa stesso annuncia, nel suo messaggio per la Giornata mondiale della Pace, che accomunare i matrimoni gay a quelli fra uomo e donna è “un’offesa contro la verità della persona umana” e “una ferita grave inflitta alla giustizia e alla pace”. 
La struttura naturale del matrimonio va riconosciuta e promossa, quale unione fra un uomo e una donna, rispetto ai tentativi di renderla giuridicamente equivalente a forme radicalmente diverse di unione che, in realtà, la danneggiano e contribuiscono alla sua destabilizzazione, oscurando il suo carattere particolare e il suo insostituibile ruolo sociale. Questi principi non sono verità di fede, né sono solo una derivazione del diritto alla libertà religiosa. Essi sono inscritti nella natura umana stessa, riconoscibili con la ragione, e quindi sono comuni a tutta l’umanità. [...] L’azione della Chiesa nel promuoverli non ha dunque carattere confessionale, ma è rivolta a tutte le persone, prescindendo dalla loro affiliazione religiosa.
Che alla Chiesa non stiano simpatici gli omosessuali e i matrimoni gay non è cosa nuova, ma dal condannarli a livello "spirituale" o "religioso" che dir si voglia al definirli una minaccia per la Pace, di strada ne passa. Concetto di fondo delle parole del Papa rimane sempre la Sacralità della Famiglia intesa come unione di Uomo+Donna, il nucleo solido di una società giusta e ordinata. Non importa se poi nella realtà dei fatti, la società attuale è tutt'altro da quella categorizzata dalla Chiesa, dove non esiste una Famiglia, ma tante diverse e disparate, nessuna di queste minaccia di instabilità.
Trovo invece più una ferita grave inflitta alla giustizia e alla pace le parole del Pontefice, oltre che l'atto stesso di benedire una potenziale pluriomicida. Parole e atti che stonano ancora di più quando Benedetto XVI torna a scagliarsi contro aborto ed eutanasia, definendoli "
attentati e delitti contro la vita".

Noto poca logica e poca coerenza: benedire una donna che di qui a poco, molto probabilmente, sarà fautrice di una campagna anti-omosessuali e poi tornare a definirsi paladino della Sacralità della Vita e della Famiglia.


Firmate l’appello promosso da Avaaz.org Ultime ore per fermare l’orribile legge anti-gay in Uganda

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